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LA STRADA DELLA VIOLENZA di Mauro Marcialis

Reggio Emilia è una città ordinata, tranquilla, civile. Reggio Emilia è un esempio, un modello. Reggio Emilia nasconde i suoi segreti: appalti truccati, speculazioni, droga, riciclaggio di denaro, prostituzione, vizio. Reggio Emilia ospita un mostro: due bambine sono state rapite, stuprate e uccise.

Due uomini vengono coinvolti nelle indagini: Maurizio Ferri, un agente del SISDE che lavora sotto copertura, e Lorenzo Rollei, un maresciallo della Guardia di Finanza corrotto e devastato come la sua città. Ferri è in bilico, ha paura di non saper più distinguere il bene dal male, ha paura di perdere se stesso. Rollei ha già perso tutto.

Due uomini lanciati in una corsa ossessiva alla ricerca della verità, una discesa all’inferno, nell’anima oscura di un intero Paese.

Il romanzo d’esordio di Mauro Marcialis, pubblicato in formato cartaceo da Mondadori nel 2006, finalmente disponibile nella sua prima edizione digitale, rivista e aggiornata, con cover di Daniele Serra e prefazione di Alan D. Altieri.

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LA STRADA DELLA VIOLENZA di Mauro Marcialis

Intervista a Mauro MarcialisLa prima edizione digitale del romanzo d’esordio di Mauro Marcialis, pubblicato in formato cartaceo da Mondadori nel 2006. Un thriller duro, spietato, un affresco che dipinge la speranza e la giustizia col catrame degli incubi.

Reggio Emilia è una città ordinata, tranquilla, civile. Reggio Emilia è un esempio, un modello. Reggio Emilia nasconde i suoi segreti: appalti truccati, speculazioni, droga, riciclaggio di denaro, prostituzione, vizio. Reggio Emilia ospita un mostro: due bambine sono state rapite, stuprate e uccise. Due uomini vengono coinvolti nelle
indagini: Maurizio Ferri, un agente del SISDE che lavora sotto copertura, e Lorenzo Rollei, un maresciallo della Guardia di Finanza corrotto e devastato come la sua città.

Ferri è in bilico, ha paura di non saper più distinguere il bene dal male, ha paura di perdere se stesso. Rollei ha già perso tutto. Due uomini lanciati in una corsa ossessiva alla ricerca della verità, una discesa all’inferno, nell’anima oscura di un intero Paese.

Dalla Prefazione di Alan D. Altieri

Scritto in uno stile duro come le sue tematiche, feroce come le sue problematiche, da un Autore che, a tutti gli effetti, ridefinisce il concetto stesso di natural talent, talento naturale, La strada della violenza è un affresco al nero catrame in cui la finanza è un collettore fognario esploso, la giustizia è una farsa virata al macabro e la speranza è la materia di cui sono fatti gl’incubi. Del tutto inedito in digitale, La strada della violenza esegue l’autopsia di una intera società, la nostra società, qui & ora, che semplicemente ha… perso la strada. Thriller feroce, noir maledetto e – in modo mai distopico ma sempre realistico – anche e soprattutto apologo etico, questa eccezionale opera di Mauro Marcialis possiede infine una valenza profetica che sconfina in una delle aree più duramente infide, e al contempo più ipocritamente ostracizzate, della narrativa contemporanea: la denuncia politica. Un’opera destinata a lasciare il segno.

Mauro Marcialis è nato a Roma, ma vive a Reggio Emilia dal 1994. Ha pubblicato La strada della violenza (Mondadori, 2006), Io & Davide (Piemme, 2008), Spartaco il gladiatore (Mondadori, 2010), Dove tutto brucia (Piemme, 2011), Il dolore che sarà (Aliberti, 2011), Il Sigillo dei Borgia (Rizzoli, 2012). Ha partecipato a diverse antologie di racconti, tra le quali: La legge dei figli (Meridiano Zero) e Anime nere reloaded (Mondadori). Il suo sito web è http://www.mauromarcialis.it.

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Intervista a Mauro Marcialis

Nome: Mauro
Cognome: Marcialis
Ultimo lavoro: La strada della violenza

Hai carta bianca: descriviti come preferisci.

Geneticamente triste.

Ti va di raccontarci il tuo ultimo lavoro?

La strada della violenza è in realtà il mio romanzo d’esordio. Questa edizione in e-book è il regalo di un editore coraggioso e appassionato (Mezzotints, capitanato da Alessandro Manzetti). Il libro è stato completamente “rivisto” da un editor straordinario, Nicolò Cavallaro, che ha mostrato molta sensibilità nei confronti di un testo complesso e colmo di alcune particolarità che normalmente vengono “censurate”. Il merito delle migliorie va senz’altro attribuito a lui; io mi tengo strette tutte le responsabilità delle eventuali “cadute”.

Quando hai iniziato a scrivere, sapevi già che – prima o poi – ti saresti imbattuto in un lavoro come questo?

Sicuramente sì, poiché “la strada della violenza” è appunto il mio “inizio” e ha rappresentato la sintesi di tante letture, suggestioni, emozioni e tematiche che volevo affrontare. In sintesi vengono narrati i conflitti e le passioni di personaggi devastati da eventi drammatici e inseriti in un contesto criminale e affaristico molto ampio. Il tema è la corruzione. La pedofilia è un approfondimento. La vendetta e l’amore (paradossalmente) sono i motori. La scansione è adrenalinica, il linguaggio è duro, a tratti disturbante.

Hai mai ballato sotto la pioggia?

Sì, una volta, ma in quel momento non ero capace di intendere e di volere.

Esiste un libro che avresti voluto scrivere tu?

Almeno un centinaio: tutti i romanzi che mi hanno emozionato. La lista sarebbe pertanto lunghissima; mi limiterei a citare soltanto l’ultimo che ho letto e che appartiene a questa schiera: “Una parte del tutto” di Steve Toltz.

La tua canzone preferita è…?

Un classico: Stairway to heaven.

Che rapporto hai con la televisione?

Pessimo, ma ho da qualche anno un eccellente rapporto con alcune serie televisive: The Shield, Breaking Bad, Oz, Sons of Anarchy, Californication, Boris…

Mauro Marcialis e Alan D. Altieri

Non come vorrei: ci vado raramente.

E con il teatro?

Non come vorrei: non ci vado mai.

Hai mai parlato al telefono per più di due ore?

Purtroppo sì, una tortura.

Ti piacciono i proverbi? Ne usi uno più spesso?

Non li adoro particolarmente, anche se alcuni sono geniali. In generale tendono a semplificare e sentenziare, ovvero ciò che non dovrebbe fare la letteratura.

Hai tre righe per dire quello che vuoi a chi vuoi tu. Ti va di usarle?

Bastano quattro parole, dietro c’è il “mondo” delle lotte di classe, e quindi della storia dell’umanità. “Tornerò e sarò milioni”, pronunciata prima di essere torturato dai colonizzatori spagnoli da un rivoluzionario boliviano nel 1781, Tupac Katari. È ovviamente una minaccia, un desiderio di rivalsa e di “giustizia”, ma è anche una speranza che non necessariamente comporta l’uso della violenza. La metto in bocca ai miliardi di “ultimi” che sono stati, nei millenni, sottomessi dai detentori corrotti del potere.

Ti sei mai rapato i capelli a zero?

Più di una volta, purtroppo, e sempre sotto minaccia.

Se potessi cambiare una cosa (ma una soltanto) del tuo ultimo lavoro, che cosa sceglieresti? Il titolo? Altro?

Il titolo sicuramente, ma comprendo perfettamente i motivi per i quali gli editori non hanno mai voluto concedere il placet per “l’innocenza sepolta”, titolo suggerito sette anni da Andrea Cotti e che ho subito trovato meraviglioso, oltre che pertinente.

Quando scrivi, hai un lettore di riferimento oppure scrivi solo per te stesso?

Ad eccezione dei romanzi storici, che sono stati concepiti insieme all’editore (e quindi in questi casi ho cercato di mettermi a disposizione di un progetto che non riguardava soltanto me), ho sempre avuto me stesso come lettore di riferimento. Aggiungerei “purtroppo”, poiché i miei gusti non sono esattamente “popolari”.

Tra due ore si parte per un viaggio su Marte: scegli tre oggetti da portare con te e un aggettivo per descrivere l’umanità ai marziani.

L’aggettivo per l’umanità: grottesca. Gli oggetti per me: la Pietà di Michelangelo (nel caso ci fosse uno Shuttle disponibile), una foto di famiglia (sarei nostalgico anche con l’eternità), un fumetto di Manara.

La cosa che più ti annoia, quella che più ti diverte e quella che più non sopporti.

Mi annoia la chiacchiera sterile, mi diverte la chiacchiera con le mie figlie, non sopporto la chiacchiera mafiosa.

Photo: Grazia La Notte

C’è un romanzo storico (il terzo) da editare e che uscirà in primavera. Storia d’armi, d’amore e d’onore. Sullo sfondo, un personaggio “pazzesco”, non molto conosciuto: Federico II, lo “stupor mundi”.

Prima di salutarci, l’ultima domanda è tua. Chiediti quello che vuoi, ma ricorda anche di risponderti.

Cosa vuoi?

Pace (per questo faccio la guerra con le parole).

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