STUPORE E TREMORI di Amélie Nothomb

Finalmente. Come in un album di figurine di fronte al quale parte la nenia “ce l’ho, ce l’ho, mi manca”, Amelie Nothomb era la scrittrice che mancava al nostro catalogo. Ora non più. E partiamo con un cult: Stupore e tremori, legge Laura Morante.

Nothomb non è una scrittrice qualsiasi, lo sappiamo. E tantomeno è una donna comune. Darle voce – una di quelle assolutamente fuori dal coro – non era impresa facile. Laura Morante ci spiazza e ci porta lontano, fino in Giappone, luogo fisico e dell’anima dell’autrice che a Kobe è nata. Qui, in una multinazionale, si consuma la parabola discendente di una donna occidentale risucchiata nell’abisso crudele di una “carriera” lavorativa al contrario, una discesa mortificante e avvilente determinata dalla sua diretta superiore Fubuki.

Il rapporto tra le due donne è in realtà solo lo specchio della distanza tra Est e Ovest. Una distanza che non fa che irrobustire la fascinazione che il Giappone esercita sulla scrittrice e su noi lettori. La grazia spietata della lontana cultura nipponica ci tiene lì, prepotente come un magnete, fino all’ultima pagina di questo piccolo libro autobiografico che conferma la Nothomb straniera in ogni terra, quanto più estranea abitante del mondo, quanto più capace di consegnarcelo.

“Ricapitoliamo. Da piccola volevo diventare Dio. Molto presto compresi che era chiedere troppo e versai un po’ di acqua benedetta nel mio vino da messa: sarei stata Gesù. Presi rapidamente coscienza del mio eccesso di ambizione e accettai di ‘fare’ la martire, una volta diventata grande. Adulta, mi decisi a essere meno megalomane e a lavorare come interprete in un’azienda giapponese. Sfortunatamente, era troppo per me e dovetti scendere di un gradino per diventare ragioniera. Ma non c’erano stati freni alla mia folgorante caduta sociale. Mi venne dunque assegnato il posto di nulla facente. Purtroppo – avrei dovuto sospettarlo – era ancora troppo per me. Ottenni così l’incarico estremo: guardiano dei cessi.”

Amélie Nothomb, autrice di molte favole crudeli, è da anni scrittrice di culto in tutto il mondo. Tradotta in molte lingue e pluripremiata, ha scritto tra gli altri , i romanzi Igiene dell’assassino, Metafisica dei tubi, Né di Eva né di Adamo e il più recente Il delitto del conte Neville.

Laura Morante, dopo l’esordio a teatro con Carmelo Bene, ha legato il suo nome a quello dei principali registi italiani quali Gianni Amelio, Nanni Moretti, Mario Monicelli, Paolo Virzì e Gabriele Muccino. Recente è il suo felice debutto come regista dei film Ciliegine (2012) e Assolo (2016).

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