L’ORIZZONTE CAPOVOLTO di Giuseppe Naretto

L’urlo che squarcia l’oscurità della stanza è agghiacciante. Mi sveglio confuso, non so cosa stia succedendo.

Istintivamente cerco di tirarmi su dal letto, muovo le braccia alla ricerca dell’interruttore della luce, ma il mio corpo non risponde che in minima parte ai miei comandi. La gamba rimane dolente e immobile quasi ancorata al letto, le mani sbattono contro spigoli di arredi per nulla famigliari, e il perdurare di questo suono straziante mi mette addosso un’agitazione di difficile controllo.

Dopo qualche secondo mi rendo conto che è Davide che sta urlando. Non lo vedo, ma sento la madre che si muove attorno a lui per calmarlo. La luce si accende all’improvviso e un’infermiera si affaccia sulla soglia.

«Cosa succede signora?»

Non c’è preoccupazione nella sua voce, ma solo una lontana nota di fastidio. Guardo l’orologio: mezzanotte.

Davide però non smette di agitarsi. Giace di traverso sul letto, con la testa che penzola oltre il bordo. Gli occhi sono chiusi, le braccia si muovono verso l’alto alla ricerca di qualcosa.

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