Intervista a Federico Arpad

Nome: Federico
Cognome: Arpad
Ultimo lavoro: Madre de Dios

Hai carta bianca: descriviti come preferisci.

Abitualmente viaggio e mi considero un abitante del mondo che non arriva mai alla meta.

Ti va di raccontarci il tuo ultimo lavoro?

Mi sono trasferito per circa due anni a Roma, frequentando assiduamente la Città del Vaticano e rinsaldando l’antica amicizia con un cardinale, il quale ha ispirato il thriller che ho scritto e riscritto. Presso l’Economato Vaticano sta accadendo…

Quando hai iniziato a scrivere, sapevi già che – prima o poi – ti saresti imbattuto in un lavoro come questo?

Dietro la rapina del secolo in banca c’è sempre il basista. Dietro le quinte dell’immaginazione c’ è spesso la verità. Il Vaticano richiama attenzione perché è costituito da uomini di Dio e da uomini senza Dio.

Hai mai ballato sotto la pioggia?

Sì, a Copacabana, in Brasile, insieme a una carioca.

Esiste un libro che avresti voluto scrivere tu?

“In nome della rosa” di Umberto Eco.

La tua canzone preferita è…?

Enjoy the Silence, il secondo singolo di Violator, indimenticabile quanto il video diretto da Anton Corbijn.

Che rapporto hai con la televisione?

Le news attraverso il web.

E con il cinema?

Semplice, non vado al cinema. Ho un super schermo e lo apprezzo in casa.

E con il teatro?

Il monologo è la forma ambita da chi scrive sceneggiature teatrali. Patrich Suskin, ne “Il contrabbasso” è un maestro. Dal monologo, arrivo al cuore del personaggio camminando sulla sua peluria . Fantastico!

Hai mai parlato al telefono per più di due ore?

È la normalità quando si gira per il mondo.

Ti piacciono i proverbi? Ne usi uno più spesso?

Preferisco frasi come questa: « Quando gli altri seguono ciecamente la verità, ricorda: nulla è reale. Quando gli altri si piegano alla morale e alle leggi, ricorda: tutto è lecito. Agiamo nell’ombra per servire la luce. Siamo Assassini. Nulla è reale, tutto è lecito. » (Credo degli Assassini)

Hai tre righe per dire quello che vuoi a chi vuoi tu. Ti va di usarle?

-Proverbio cinese-

Ti sei mai rapato i capelli a zero?

Non ci penso proprio.

Se potessi cambiare una cosa (ma una soltanto) del tuo ultimo lavoro, che cosa sceglieresti? Il titolo? Altro?

La stesura di un romanzo è come l’incontro della materia con l’antimateria: annichilisce. Accettare di scrivere e di riscrivere sono alla base, quindi dopo editing a quattro mani, non cambierei neppure una virgola.

Quando scrivi, hai un lettore di riferimento oppure scrivi solo per te stesso?

Non mi pongo affatto il problema. Scrivo e riscrivo.

Tra due ore si parte per un viaggio su Marte: scegli tre oggetti da portare con te e un aggettivo per descrivere l’umanità ai marziani.

Porterei un iPod con tutti i brani dei Depeche Mode; una scatola con la sabbia del mare; un foglio bianco da riempire con tutte le emozioni e i pensieri che avrò lontanissimo da casa. Un aggettivo per qualificare l’umanità ai marziani? Il rischio è di generalizzare in un senso o nell’altro. Mi viene in mente una massima di Albert Einstein: “L’uomo ha scoperto la bomba atomica, però nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi.” Il problema è farla capire al marziano!

La cosa che più ti annoia, quella che più ti diverte e quella che più non sopporti.

Avere raccontato la trama di un film da un conoscente. Ascoltare le risposte date agli adulti dai bambini. La falsa modestia.

Stai già lavorando alla tua prossima pubblicazione? Se sì, ci regali un’anticipazione?

Dato che l’autore di Madre de Dios è uno pseudonimo*, il mio alter ego sta finendo la stesura di un giallo. Punto!

Prima di salutarci, l’ultima domanda è tua. Chiediti quello che vuoi, ma ricorda anche di risponderti.

Federico, ti senti realizzato per quello che stai producendo?

La mia creatività viaggia ancora in pianura e ne sono gioioso.

* Federico Arpad è uno pseudonimo. L’autore ha deciso di adottarlo per separare due generi di scrittura: il giallo dal thriller. Madre de Dios, trova la sua collocazione creativa a metà del 2012, mentre l’autore sta completando di scrivere un giallo. Il testo ambientato nel Vaticano ha richiesto una particolare documentazione ed impegno, con la stesura del romanzo durata circa 2 anni. La revisione è stata affidata alla sua editor Lara.

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