Intervista a Stefano Caso

Nome: Stefano
Cognome: Caso
Ultimo lavoro: Il male relativo

Hai carta bianca: descriviti come preferisci.

Tenace, cialtrone, ex timido.

Ti va di raccontarci il tuo ultimo lavoro?

“Il male relativo” è un noir dai toni grotteschi, che ha come protagonista e voce narrante Tito Ghisolfi, ex maestro elementare certificato come disturbato mentale per i maltrattamenti inflitti vent’anni fa ai suoi scolari. Sua compagna è “la Tati”, prostituta sieropositiva per tossici, squattrinati e ricconi viziosi, mentre suo socio è René Felzi, brutto da paura, piccolo e magro, con i denti marci e il naso che è un monumento.

I due si considerano “artigiani” del crimine, fermamente decisi a restare fuori dai grossi giri della criminalità organizzata. Le loro rapine in villa, tuttavia, scatenano l’ira di una banda di rumeni, ogni volta accusati dalla polizia di esserne i veri autori.

In fuga dalla malavita dell’Est e braccati dalla polizia per una serie di omicidi che non hanno commesso, Tito e René dovranno anche scoprire il misterioso personaggio che li vuole morti.

Tra prostitute fuori corso, disperati tossicomani ed extracomunitari brutalmente derubati, e tra insospettabili studenti pusher, malviventi decaduti e sensuali mogli cocainomani, le vicende narrate da Tito Ghisolfi sono una vertiginosa caduta nei tormenti più cupi dell’animo umano, dove il tragico e l’assurdo si combinano in un inesorabile grottesco.

Un romanzo senza eroi, dove le voci del male più volgare si confondono con quelle più raffinate, non meno squallide e distruttive.

Quando hai iniziato a scrivere, sapevi già che – prima o poi – ti saresti imbattuto in un romanzo come questo?

Assolutamente no. È un romanzo che ho scritto di getto, quasi vomitato, e che ha avuto una funzione catartica dentro di me. La prima bozza l’ho scritta in poco più di un mese.

Hai mai ballato sotto la pioggia?

Neppure sotto il sole, se è per questo…

Esiste un libro che avresti voluto scrivere tu?

Achille pie’ veloce, di Stefano Benni: un capolavoro, come quasi tutti i suoi libri. Un maestro, per me, anche se non lo conosco di persona.

La tua canzone preferita è…?

Afterglow, dei Genesis. Non so se esista il Paradiso, ma se ci fosse, lì si suonerebbe Afterglow.

Che rapporto hai con la televisione?

Ne guardo davvero poca: qualche film, programmi d’informazione e poco più.

E con il cinema?

Lo adoro, anche se ultimamente lo sto frequentando davvero poco. Anni fa ci andavo almeno una volta a settimana.

Hai mai parlato al telefono per più di due ore?

Per fortuna no. Non sopporto telefonare per più di due minuti.

Ti piacciono i proverbi? Ne usi uno più spesso?

Non mi piacciono e li evito il più possibile. Così come le citazioni d’altri, a parte qualche sporadica eccezione.

Hai tre righe per dire quello che vuoi a chi vuoi tu. Ti va di usarle?

A chi leggerà questa intervista: se mi considerate bello, non comprate il mio romanzo: non avete i giusti occhi per gustarvelo; se pensate che io sia simpatico, leggete il mio romanzo e vi ricrederete; se mi ritenete un bravo scrittore, allora su tutte le piattaforme per ebook, per 4,99 euro… Ma che ve lo dico a fare?

Ti sei mai rapato i capelli a zero?

Ogni mattina.

il male relativo 400Se potessi cambiare una cosa (ma una soltanto) del tuo ultimo lavoro, che cosa sceglieresti? Il titolo? Altro?

L’autore: con un nome più conosciuto, andrebbe a ruba…

Quando scrivi, hai un lettore di riferimento oppure scrivi solo per te stesso?

Non ci penso mai. Scrivo quello che mi passa per la testa, senza riflettere su chi poi leggerà i miei romanzi. A parte quando penso alle maestre di mia figlia, che se prendessero in mano un mio romanzo cercherebbero di farmi togliere la patria potestà.

Tra due ore si parte per un viaggio su Marte: scegli tre oggetti da portare con te e un aggettivo per descrivere l’umanità ai marziani.

Un libro, un pc con collegamento a internet e gli occhiali da vista. E ai marziani spiegherei che l’essere umano è il più sopravvalutato e immorale tra le specie animali terrestri.

La cosa che più ti annoia, quella che più ti diverte e quella che più non sopporti.

Mi annoiano i discorsi degli intellettuali da salotto e non sopporto i logorroici. Sono invece poche le cose che mi divertono davvero. Anzi, non me ne viene in mente manco una…

Stai già lavorando alla tua prossima pubblicazione? Se sì, ci regali un’anticipazione?

Ho già pronto un altro romanzo e ne ho iniziato un altro ancora, ma per scaramanzia non vi anticipo nulla.

Prima di salutarci, l’ultima domanda è tua. Chiediti quello che vuoi, ma ricorda anche di risponderti.

Che ora è?

Le 21 e 19 minuti…

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