Intervista a Manuel Sgarella

Nome: Manuel
Cognome: Sgarella
Ultimo lavoro: Il testamento del Maratoneta

Ti va di raccontarci il tuo ultimo lavoro?

“Il testamento del Maratoneta” (disponibile in eBook qui: https://www.amazon.it/dp/B00I960RAU) è la storia vera, romanzata, di Carlo Airoldi che nel 1896 fece da Milano ad Atene a piedi per riuscire a partecipare alla prima Maratona delle Olimpiade Moderne. Aveva 26 anni, partì ai primi di marzo, con ancora le strade ghiacciate, e i giochi sarebbero svolti dopo un mese. Doveva compiere duemila chilometri in trenta giorni. Il libro è una corsa contro il tempo, ma anche contro l’ignoto. Lui non sapeva nulla delle strade desolate che avrebbe incontrato. Il suo nome, però, non è scritto nemmeno nei libri di Storia sportiva, perché?

Quando hai iniziato a scrivere, sapevi già che – prima o poi – ti saresti imbattuto in un romanzo come questo?

Avevo iniziato a fare ricerche su questo personaggio, diversi anni fa, quando ancora studiavo alla scuola del cinema di Milano. Doveva essere una sceneggiatura, ma sarebbe stata troppo costosa da realizzare. Alla fine ne è nato un libro.

Hai mai ballato sotto la pioggia?

Non ballo nemmeno normalmente. È meglio non mi si veda provarci…

Esiste un libro che avresti voluto scrivere tu?

Tantissimi. A partire da quelli di Stephen King, da Carrie a Misery. Ma anche il McCarthy di The Road, una perfezione forse irraggiungibile.

La tua canzone preferita è…?

Ascolto di tutto, non c’è una canzone preferita. Mi piacciono le colonne sonore, da quelle strumentali alle raccolte. Ho adorato per anni quella di Balla coi Lupi.

Che rapporto hai con la televisione?

Pessimo. Non guardo più nulla, se non film e serie tv. Quest’ultime sono come una droga, è vero, ma stanno quasi sostituendo il cinema per innovazione linguistica e narrativa. Ci sono tante cose inutili, ma anche delle vere e proprie perle come Breaking Bad, Newsroom, Il trono di spade, i recenti Following o The Blacklist, e molte altre.

E con il cinema?

Una volta andavo al cinema anche tre volte a settimana. Oggi è difficile andare ancora in sala, tra lavoro e famiglia. Recupero i film con qualche mese di ritardo, ma cerco di vedere quel che mi può servire. Si fa più selezione di una volta.

Hai mai parlato al telefono per più di due ore?

No. Parlo tanto già normalmente.

Ti piacciono i proverbi? Ne usi uno più spesso?

No. Mi piacciono, ma non li uso.

Hai tre righe per dire quello che vuoi a chi vuoi tu. Ti va di usarle?

Se dovessi usare un argomento a piacere chiederei soltanto che si potesse ascoltare maggiormente i giovani, dare loro più merito. Ormai sono un ex giovane e la scrittura cinematografica e televisiva in Italia è messa in queste condizioni, con poche eccellenze, è perché non si è mai sperimentato e rischiato con i giovani.

Ti sei mai rapato i capelli a zero?

Evitiamo la domanda? Sono già pochi…

Se potessi cambiare una cosa (ma una soltanto) del tuo ultimo lavoro, che cosa sceglieresti? Il titolo? Altro?

È appena nato, mi piace così, non voglio fargli torti…

Quando scrivi, hai un lettore di riferimento oppure scrivi solo per te stesso?

Un mio insegnante alla scuola del cinema diceva di non avere un singolo riferimento, ma tanti con diverse caratteristiche. La stessa estate mi diede da leggere I demoni di Dostoevskij e i racconti di Carver. Più lontani di così…

Tra due ore si parte per un viaggio su Marte: scegli tre oggetti da portare con te e un aggettivo per descrivere l’umanità ai marziani.

Uno smartphone a batteria illimitata (tanto stiamo fantasticando) e siamo a posto. Penso che appena mi vedranno così “armato” non avranno bisogno di aggettivi.

La cosa che più ti annoia, quella che più ti diverte e quella che più non sopporti.

Mi annoia non avere un obiettivo. Mi diverte giocare a tennis. Non sopporto stare in coda.

Stai già lavorando alla tua prossima pubblicazione? Se sì, ci regali un’anticipazione?

Parlare di prossima è prematuro. Vediamo questo e-book come va. Comunque sì, ci sto lavorando. Ma si cambia genere. Mi piace sperimentare e studiare altri stili.

Prima di salutarci, l’ultima domanda è tua. Chiediti quello che vuoi, ma ricorda anche di risponderti.

Me ne faccio talmente tante di domande che non voglio annoiarmi a rispondermi…

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