Lettere al serial killer: una gita al museo

Eclettico Greg,

al ritorno dal mio viaggio a Parigi desidero raccontarti della visita al Museo Orsay dove mi sono gustato una deliziosa marmellata di opere appartenenti al periodo che va dal 1848 al 1914.

Il reggiseno di Janette, la mia guida dedicata e delicata, andava invece da una sesta a una settima, sforzandosi di contenere la dovizia di materia prima, mentre lei si infervorava nella apologia de “La sorgente”, dove quel diavolaccio di Dominique Ingres ha pennellato un nudo femminile da turbamento, con l’acqua che scorre canterina dalla brocca e con le tettine della fanciulla a sussurrarti l’imperativo categorico del Carpe Diem.

Il profumo di Janette ricordava l’oppiaceo gelsomino quando incalza la cautela delle narici e lei parlava, parlava e riparlava, di Realismo e di Impressionismo, di Naturalismo e di Simbolismo mentre io mi riempivo di Fanatismo, ipnotizzato dalle sue chiappe serrate dall’estasi descrittiva davanti all’Autoritratto di Van Gogh.

Ed io a sbranarla di desiderio, percosso dai Gong della voglia matta.

Le sue gambe perfette menavano il mio corpaccione a destra e a manca, da La Galerie dei Hauteurs alla Sala delle Feste. L’ equilibrio si è rotto, facendo ” Crock” dentro il mio cervello, davanti alla donna ignuda ne “La tinozza” di Degas.

Quella spugnetta sulla nuca a percorrere un corpo che disegna una sorta di O, di mille, un milione di O, “Oooooooooo”.

Allora le ho detto che la testa mi ribolliva, mi martellava in una sensazione di dolore incontrollato. L’ho pregata di accelerare, di glissare Pissarro e Caillebotte, di tralasciare le bagnanti intriganti.

“Janette, la supplico, mi riaccompagni all’albergo”, ho alla fine squittito , sedotto ed infoiato. L’Orsay, caro Greg, è uno scrigno di capolavori. Tutto qui. Volevo parlarti d’Arte e non di arti. Quelli di Janette, sistemati dentro un montacarichi, al nono piano di un 5 stelle.

Nella camera 1048 ho ripulito ogni cosa con meticolosa cura. Non è rimasto un grumo di colore della mia tela. Le parti sezionate di Janette avevano l’iridescenza dell’incarnato velato di blu. “Studio, busto, effetto di sole” del maestro Renoir.

Tuo Kon Jerfal

Ispirato Kon,

la tua lettera mi ha quasi commosso, nel trasporto della narrazione.

Mi sovviene un quadro di Gauguin, Donne di Thaiti. Due ragazze sulla spiaggia. Quella sulla destra, di rosa vestita, uguale spaccata a Tahimira. Già, Tahimira. Quasi mi pento di averla spaccata.

Greg

Questa rubrica è ideata e curata da Carlo Cavalli. Nel caso, prendetevela con lui.

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2 commenti

Archiviato in Lettere al serial killer

2 risposte a “Lettere al serial killer: una gita al museo

  1. Pretty Lagnocca.

    Raggelante leccare un Kon raggelato.

  2. Professor Carabaccioli.

    Kon Jerfal?
    Deve ancora mangiare tanta minestra per diventare un vero Maestro di Storia dell’Arto.

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