Intervista a Remo Bassini

Nome: Remo
Cognome: Bassini
www.remobassini.it
Ultimo lavoro: Vicolo del precipizio

Ciao Remo, grazie mille per aver accettato questa intervista un po’ folle… Cominciamo? Parti tu, dai. Hai carta bianca: descriviti come preferisci.

Sinceramente (avverbio che odio ma qui ci sta): quando domando a me stesso “Chi sei?”, spesso non so rispondere.
Poi. Posso dire dieci cose che mi piacciono, le prime che mi vengono in mente: la notte, il silenzio, i mari del sud, leggere, viaggiare in treno, parlare con i miei figli, scrivere, ricordare… mi fermo a otto, va bene così.

Ti va di raccontarci il tuo ultimo lavoro?

Il protagonista si chiama Tiziano, e lavora a Torino per un grande agente letterario. Non è un mondo che gli piace, quello dell’editoria. Tiziano, a un certo punto della sua vita, decide di scrivere un libro, Vicolo del precipizio, che è un vicolo che c’è a Cortona, in Toscana, dove lui e io siamo nati.
Tutto è partito un giorno da mia madre, che ha fatto solo la terza elementare ma che fin da piccola insisteva affinché io leggessi tanto. Mia madre un giorno mi ha regalto un quaderno, di ricordi e di storie cortonesi.
Direi che il libro è soprattutto un omaggio ai ricordi: a un certo punto della vita vedi che fuggono, e sono importanti. Ma il mio personaggio, ghost writer ed editor, oltre a ricordare a tutti, per esempio, che Cortona è il paese a cui è dedicata una splendida canzone (Paese mio che stai sulla collina, di Migliacci, che è cortonese) s’interroga: sull’editoria e sulla scrittura. E sui fantasmi che stanno dietro alla scrittura.

Quando hai iniziato a scrivere, sapevi già che – prima o poi – ti saresti imbattuto in un romanzo come questo?

Quando ho iniziato a scrivere il mio primo libro non sapevo se avrei continuato o meno a scrivere. Vale ancora adesso. Quindi no. Però spero di raccontare ancora qualcosa.

Hai mai ballato sotto la pioggia?

No, perché non so ballare, poi soffro di sinusite cronica.

Esiste un libro che avresti voluto scrivere tu?

No, perché nei miei libri ci finiscono brandelli della mia vita, che sono solo miei.

La tua canzone preferita è…?

Canzone della bambina portoghese di Guccini. Mi piace soprattutto quando, a proposito degli uomini, dice: “Tutti chiusi in tante celle / fanno a chi parla più forte / per non dir che stelle e morte / fan paura”.

Che rapporto hai con la televisione?

L’accendo o per vedere le partite della Fiorentina o per addormentarmi sul divano, di notte.

E con il cinema?

C’è stato un periodo della mia vita che andavo al cinema una volta al giorno. Oggi non ne vedo perché ho un bimbo piccolo, mi sa che dovrò sorbirmi dei cartoni animati, presto.

Hai mai parlato al telefono per più di due ore?

Forse con mia moglie Francesca, forse con mia figlia Sonia (nata dal primo matrimonio).

Ti piacciono i proverbi? Ne usi uno più spesso?

Mi piacciono, non li uso.

Hai tre righe per dire quello che vuoi a chi vuoi tu. Ti va di usarle?

Ringrazio quelle dieci persone – temo non siano di più – che mi hanno definito come uno dei migliori narratori italiani. Una di loro, si chiama Marina, vive a Bruxelles, l’ha scritto anche su Anobii.

Ti sei mai rapato i capelli a zero?

Sì, ma ho visto che somigliavo più a Mussolini che a Ronaldo: penso che non lo farò più.

Se potessi cambiare una cosa (ma una soltanto!) del tuo ultimo lavoro, che cosa sceglieresti? Il titolo? L’immagine di copertina? Altro?

Lo riscriverei: riscriverei tutti i miei libri. Ogni libro ha scorie. Forse quello che ne ha meno è Bastardo posto.

Quando scrivi, hai un lettore di riferimento oppure scrivi solo per te stesso?

Ho più lettori di riferimento. Un pubblico eterogeneo, perlopiù femminile, perlopiù composto da persone semplici ma anche esigenti: vogliono che io racconti loro una storia, mettendomi da parte e senza far perdere troppo tempo.

Tra due ore si parte per un viaggio su Marte: scegli tre oggetti da portare con te e un aggettivo per descrivere l’umanità ai marziani.

La mia pipa, carta e penna.
Direi “mah”, che non è un aggettivo.

La cosa che più ti annoia, quella che più ti diverte e quella che più non sopporti.

Le persone che parlano, parlano, parlano di niente.
Un bimbo che sorride.
Il servilismo.

Stai già lavorando alla tua prossima pubblicazione? Se sì, ci regali un’anticipazione?

Sto scrivendo una raccolta di noir e un romanzo breve alla Guareschi, ma non so ancora se li darò a un editore: lo farò solo se, alla fine, dopo cioé alcune riscritture, ne sarò soddisfatto.

Prima di salutarci, l’ultima domanda è tua. Chiediti quello che vuoi, ma ricorda anche di risponderti.

Sogni di diventare uno scrittore ricco e famoso?

No, sogno di diventare uno scrittore che nessuno conosce quando cammina, e che guadagna, con i libri, quanto un operaio.
(Che poi, io, l’operaio, a vent’anni l’ho fatto. E ne vado orgoglioso).

5 commenti

Archiviato in Interviste

5 risposte a “Intervista a Remo Bassini

  1. Demo Paciarotti Default.

    Per la prossima finanziaria avremmo pensato alla clausola del “Vincolo del Precipizio”.

    Demo Paciarotti Default.

  2. Anteo Stante Gliabissi.

    Intanto l’opposizione si riserva la clausola de “L’Intingolo del Pregiudizio”.

    Anteo Stante Gliabissi.

  3. Joe Perfiumi.

    E una soluzione netta, puramente tecnica?
    Tipo il “Cingolo del Fortilizio”?

    Joe Perfiumi.

  4. Pingback: VICOLO DEL PRECIPIZIO di Remo Bassini | VareseNoir

  5. rosanna lupi

    Sarà un intervista un pò folle, ma a me é piaciuta molto. Anche la sincerità e la solarità espressiva dell’autore intervistato mi ha intrigato e non poco. Probabilmente cercherò in libreria ‘Vicolo del Precipizio’.

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