Intervista a Federico Tavola

Nome: Federico
Cognome: Tavola
www.federicotavola.it
Ultimo lavoro: Che bella vita

Ti va di raccontarci il tuo ultimo lavoro?

“Che bella vita” è una storia di resistenza. Contemporanea. Del riscatto di uomini e donne disposti a perdere tutto per non rinunciare a ciò che sono. Di evoluzione anziché rivoluzione. Di rispetto. Il tutto senza morale e retorica che sono utili come un triciclo nel deserto.

Quando hai iniziato a scrivere, sapevi già che – prima o poi – ti saresti imbattuto in un romanzo come questo?

Sì, “Che bella vita” è il risultato naturale di un lungo e proficuo lavoro di ricerca.

Hai mai ballato sotto la pioggia?

Anche senza la pioggia.

Esiste un libro che avresti voluto scrivere tu?

“Papillon” di Henri Charriere.

La tua canzone preferita è…?

“Dreamers” di Jack Savoretti.

Che rapporto hai con la televisione?

Ottimo. Ci vediamo poco, ma quando capita mi distrae con quello che desidero.

E con il cinema?

Con lui mi vedo più spesso. Ogni tanto si litiga, ma c’è amore profondo.

Hai mai parlato al telefono per più di due ore?

No, dopo un po’ mi stanco a tenere il telefono all’orecchio.

Ti piacciono i proverbi? Ne usi uno più spesso?

Non molto e non li uso, ma adoro “schivai u palo, pigghiai u muro” e “piutost che gnent, l’è mei piutost”.

Hai tre righe per dire quello che vuoi a chi vuoi tu. Ti va di usarle?

A chi si ferma a tre metri dal semaforo, che non è necessario prendere la rincorsa.
A chi dice palquet al posto di parquet, e non è cinese, di avere solo moquette.
E ai politici italiani di evitare di mandare a puttane l’intero Paese solo perché ci vanno loro.

Ti sei mai rapato i capelli a zero?

Si, involontariamente.

Se potessi cambiare una cosa (ma una soltanto) del tuo ultimo lavoro, che cosa sceglieresti? Il titolo? L’immagine di copertina? Altro?

Non cambierei nulla. Non perché sia perfetto, ma perché è inevitabile che sia così come è.

Quando scrivi, hai un lettore di riferimento oppure scrivi solo per te stesso?

Scrivo per instillare dubbi in chiunque abbia certezze.

Tra due ore si parte per un viaggio su Marte: scegli tre oggetti da portare con te e un aggettivo per descrivere l’umanità ai marziani.

Una pallina, una mazza e un guantone da baseball; e gli direi che l’umanità è prevedibile.

La cosa che più ti annoia, quella che più ti diverte e quella che più non sopporti.

Mi annoia l’attesa di qualcosa di evitabile. Mi diverte cucinare di notte. Non sopporto chi confonde i diritti con i privilegi.

Stai già lavorando al tuo prossimo libro? Se sì, ci regali un’anticipazione?

Già concluso. Stesso protagonista, Leonardo, altra storia.

Prima di salutarci, l’ultima domanda è tua. Chiediti quello che vuoi, ma ricorda anche di risponderti.

Cosa ti turba? L’impermanenza.

Nota finale:
Oltre al sito ufficiale dell’autore indicato all’inizio di questa intervista, è disponibile su Facebook il profilo di Leonardo Lorenzi… Beh? Che cosa aspettate a chiedergli l’amicizia?

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