CERCANDO JOLANDA di Titti Preta

Che strano destino, quello di Dalida.

Una delle poche dive internazionali della canzone, sin dagli anni della televisione in bianco e nero, è ricordata in Italia, quando qualcuno la ricorda, per il suicidio di Luigi Tenco a Sanremo e la vittoria al varietà italiano Partitissima con Dan dan dan. Esistono innumerevoli foto e video d’epoca a rimandarci una sua immagine bellissima, elegante, con un glamour alla francese e l’ambiguità che le regalava il suo viso irregolare, originale, tipico di “una calabrese nata in Egitto”.

Un volto sottolineato da un più che stravagante strabismo di Venere e che poggiava su un corpo perfetto, scolpito ad arte, sempre abbigliato con originalità, secondo uno stile personale, fatto apposta per essere clonato dalle drag queen degli anni 70/80. Dalida era una diva internazionale, ancora prima di incappare in quella brutta vicenda al festival di Sanremo 1967, alla quale sarà sempre associata: la morte di Luigi Tenco, il suo compagno di allora. Accanto alle canzoni e ai filmati, che rinfocolano il mito di Dalida, non stona un saggio romanzato sulla vita della diva canora dalle radici calabre, a trent’anni esatti dalla sua morte, avvenuta il 3 maggio 1987, scritto da Titti Preta, calabrese come lei.

L’opera è uno scavo nella persona, a volte indecifrabile, che fu Jolanda Gigliotti. Per farla rivivere e, dove necessario, specie nei riguardi dei più giovani, farla conoscere e apprezzare come artista innovativa e all’avanguardia. E’ un doveroso tributo a un’icona della musica che ha dato lustro alla Calabria, ma è soprattutto un ritratto di donna, anticonvenzionale e non stereotipato, visto “in chiaroscuro” e che può diventare oggetto di una profonda riflessione.

Indimenticata ancora oggi, Dalida splende nel suo fascino, cristallizzata in un’immagine senza tempo. E’ un’immortale: figura non scalfita dal tempo, scomparsa anzitempo, ancor giovane e bella, al pari di un’eroina. E’ lei che ha maggiormente contrassegnato la musica leggera transalpina del XX secolo: l’unica a cui i francesi permisero di cantare senza arrotare la erre. Fu una sovrana il cui impero durò incontrastato per trent’anni, la più pagata dello show-biz, che muoveva un giro d’affari miliardario.

Più di 125 milioni di dischi premiati da oltre settanta dischi d’oro in sette lingue, numerosi dischi di platino e quello di diamante (creato appositamente per lei). Tra i molteplici riconoscimenti che le sono stati attribuiti figurano pure due Oscar mondiali della canzone – ricevuti nel 1963 e nel 1974 per Gigi l’amoroso – nonché, nel 1975, il Premio dell’Académie du Disque français. Ci manca solo che una costellazione porti il suo nome. Eppure Dalida era nata in una famiglia umile, in un anonimo sobborgo del Cairo. E si chiamava Jolanda.

Come si è creato il suo mito?

E’ la domanda alla quale proverà a rispondere Titti Preta nel suo “Cercando Jolanda” (ed. Libritalia) che, a tratti si tinge dei colori del giallo e del noir, ripresi dalla copertina.

Titti Preta: laurea in lettere classiche a Firenze, docente ed antichista, ha all’attivo numerose pubblicazioni, tra cui “il segreto della ninfa Scrimbia”, “La signora del Pavone blu”, “Angela, la Malandrina” e “Rosaria detta Priscilla”. Vincitrice di numerosi concorsi, blogger e in prima linea sui temi della violenza di genere, l’autrice ha recentemente dato alle stampe: “Ragazza del Sud – Donne e violenza, ‘ndrangheta e amore”.

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LA FIGLIA FEMMINA di Anna Giurickovic Dato

Una cruda storia familiare che esplora con inconsueta maturità i lati più oscuri e inconfessabili dell’animo umano. Al suo esordio nel romanzo, l’autrice porta sulla scena il rapporto ambiguo di una madre e una figlia di fronte al peggiore dei crimini, la violenta perdita dell’innocenza, affondando la penna nella solitudine che si annida anche nei contesti apparentemente più intimi e sicuri.

Sensuale come una versione moderna di Lolita, ambiguo come un romanzo di Moravia, La figlia femmina è il duro e sorprendente esordio di Anna Giurickovic Dato.

Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto inconfessabile.

A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi.

Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia?

La figlia femmina mette in discussione ogni nostra certezza: le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli. È un romanzo forte, che tiene il lettore incollato alla pagina, proprio in virtù di quell’abilità psicologica che ci rivela un’autrice tanto giovane quanto perfettamente consapevole del suo talento letterario.

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Premio Letterario Città di Arona

PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE
CITTÀ DI ARONA, GIAN VINCENZO OMODEI ZORINI
XIX edizione – anno 2017 – Arona, Lago Maggiore (Novara)

1) SEZIONE MEDICI NEL MONDO
Racconto breve inedito – tema libero in lingua italiana oppure tedesca, inglese, francese, spagnola. – lingua italiana dieci copie dattiloscritte; – altre lingue quattro copie dattiloscritte, racconto per un massimo di 26000 battute spazi compresi. Tutte le copie dovranno essere anonime e contraddistinte, sul retro dell’ultima pagina, da uno pseudonimo o motto. Nella lettera di accompagnamento dovrà essere indicato il numero di iscrizione all’albo dei medici, nome, cognome, indirizzo, telefono, e-mail, data di nascita, breve curriculum, titolo del racconto. Dovrà essere indicato Sezione “medici”

2) SEZIONE EDITI
Libro in tre copie, versione cartacea, di narrativa – tema libero in lingua italiana – sezione aperta a tutti. Dovranno essere accompagnate da lettera con l’indicazione di nome, cognome, indirizzo, telefono, e-mail, breve curriculum del partecipante e nominativo della casa editrice. Vengono ammessi libri editi dal 01.01.2011.

3) SEZIONE INEDITO
Riservata agli autori di maggiore età – Racconto inedito – tema libero in lingua italiana dieci copie dattiloscritte, racconto per un massimo di 26000 battute spazi compresi. Tutte le copie dovranno essere anonime e contraddistinte, sul retro dell’ultima pagina, da uno pseudonimo o motto. Nella lettera di accompagnamento dovranno essere indicati nome, cognome, indirizzo, telefono, e-mail, data di nascita, breve curriculum, titolo del racconto.

ISCRIZIONE GRATUITA.

Le opere dovranno essere spedite entro il 31 Marzo (farà fede il timbro postale) e arrivare alle Poste di Arona entro il 15 aprile. Le opere pervenute dopo tale data verranno iscritte al successivo concorso.

Per ogni altra informazione:
cell. 347 0305803
premiogvoz@gmail.com
http://premiogvoz.altervista.org

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PIETRA E’ IL MIO NOME di Lorenzo Beccati

Genova, 1601.

La chiamano la Tunisina. La disprezzano. La temono. Ma è a lei che i genovesi si rivolgono se hanno bisogno d’aiuto. Perché quella donna sfuggente è una rabdomante: sa ritrovare gioielli rubati, persone scomparse; riesce a smascherare ladri, truffatori e assassini.

Tutti credono sia la custode di un potere arcano; in realtà, il potere di Pietra sta nella sua mente acuta e nella dolorosa consapevolezza che il mondo degli uomini non ammetterebbe mai di essere inferiore a una semplice donna.

Questa volta, però, l’incarico che attende Pietra è diverso da qualsiasi altro. Mentre Genova è in preda alla frenesia del carnevale, viene ritrovato il cadavere di una giovane, massacrata a morte e, lì accanto, c’è una bacchetta da rabdomante che sembra indicare Pietra come autrice del delitto.

Per dimostrare la propria innocenza, Pietra inizia quindi a indagare e, ben presto, si rende conto che quell’omicidio sta riportando in superficie antichi e terribili rancori. Adesso per Pietra è giunto il tempo di affrontarli, di risalire alla sorgente nascosta del male. Prima che l’assassino torni a colpire. Prima che l’assassino torni per lei…

Con una prosa elegante ed evocativa, Lorenzo Beccati ci trasporta tra i carruggi di una Genova inedita e sorprendente, tratteggiata attraverso gli occhi di Pietra, una donna fragile come la speranza e salda come una roccia, contro cui s’infrangono superstizioni e pregiudizi, intrighi e vendette.

Lorenzo Beccati è nato a Genova nel 1955. Dai primi anni ’80, è il più stretto complice di Antonio Ricci, con il quale ha collaborato a creare alcuni dei programmi televisivi più fortunati di tutti i tempi. Da Drive-In a Paperissima a Striscia la notizia, Lorenzo Beccati può considerarsi uno degli autori più importanti della storia della televisione italiana.

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